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Arte e Cultura

Il futuro della danza sportiva

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L’Unione Danza Italiana sottolinea la necessità di dare una svolta al mondo del ballo nel segno dell’etica, della trasparenza e dell’inclusività

Il mondo della danza sportiva richiede un cambiamento. Cambiamento fatto di stile, di passione, di sostegno del talento, di trasparenza e correttezza, di abbattimento delle barriere di accesso alla danza.

A questo – fa notare l’UDI, Unione Danza Italiana - si aggiunge l’esigenza di condannare le forme di razzismo, violenze di genere, ingiurie e violenza verbale.

I ballerini (e in Italia sono tantissimi: oltre un milione che vanno dai giovanissimi agli anziani), i maestri di danza, le scuole, agenti e manager, tecnici e associazioni sul territorio, tutti “vivono uno stato di disagio per l’atmosfera complessiva in cui è via via degradata la pratica della danza sportiva”. È quanto riferisce l’Associazione che parla di ballerini in difficoltà e che aspirano ad una rinascita che possa restituire alla danza italiana quell’aura di rispetto e primazia di cui era circondata fino a pochi anni fa.

“Desideriamo restituire il sorriso a tutti gli attori del settore, l’entusiasmo, il clima armonioso e leggero, l’energia trascinante del pubblico” fanno notare. 

Riportare l’etica e il rispetto nel confronto, nell’organizzazione, nelle esibizioni; la trasparenza e la correttezza nelle condotte da parte degli amatori, dei professionisti e dei responsabili delle associazioni e degli enti istituzionali.

Nel settore della danza sportiva e degli sport musicali, nel nostro Paese operano in Italia diverse associazioni, che organizzano gare, eventi e altre manifestazioni agonistiche.

Attualmente il mondo della danza sportiva è, secondo UDI “depresso da uno stato di disagio per la trascuratezza da parte della Federazione, che ha addirittura abbandonato l’organizzazione della quasi totalità delle manifestazioni, lasciando spazio alle iniziative più disparate delle associazioni ed enti di promozione, che hanno istaurato un regime di controllo sulle gare”. 

Il sistema sta attraversando una fase delicata, un bivio tra conservazione dello status quo ed innovazione che porterebbe al cambiamento.

Molti ballerini a livello professionale che hanno scelto di dedicare la vita alla danza sportiva, ma anche semplici appassionati, cultori del ballo, esordienti, dopo anni trascorsi ad esibirsi ai diversi livelli sono giunti al punto di rottura e si trovano costretti a denunciare “una situazione in cui il talento e l’impegno vengono soffocati da metri di giudizio falsati che non tengono unicamente conto delle effettive capacità dei concorrenti”.

Altrettanta preoccupazione e allarme – prosegue UDI - viene manifestata “per la crescente affermazione di una cultura maschilista e “sessista”, mentre le donne, soprattutto le giovani ballerine, non sono rispettate né tutelate”.

Il linguaggio, anche nelle sedi istituzionali, è diventato sempre più “sessista”, arrivando a “toni di una volgarità che non si addice ad un mondo che dovrebbe essere impregnato di bellezza e arte. 

In questo contesto danzatori, atleti e famiglie si vedono costretti a piegarsi a un meccanismo perverso per non vedere se stessi o i loro figli esclusi o, peggio, puniti. 

Questi – conclude UDI - sono ambienti che dovrebbero essere sani, inclusivi e rispettosi della crescita personale e professionale. Purtroppo è diventato un mondo che stritola, condanna, spesso umilia”.

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